Finalmente

E immobile sulle scale mobili della stazione della metro, mi appare davanti un grande cartellone rotante con la scritta "Finalmente" a caratteri helvetica bianchi su sfondo celeste. Finalmente ce l'ho fatta e finalmente sono libero, con un sorriso forzato sotteso tra guance pallide e fredde come quelle di chi passeggia nei campi ricoperti di neve. É febbraio e finalmente respiro. Nell'ennesima nuvola di vapore del ricordo, aspetto di nuovo il tuo silenzio, calpestando gli ultimi pezzi del puzzle, maledicendo la luna di un magiaro, il sottobosco della nostalgia. Appoggiato a un palo grigio e metallico della metro gialla di Milano, respiro. Lei spunta all'improvviso, sfiorando la mia mente che era solita cullare col canto di sirena dell'appiattimento, della mediocritá, per farmi naufragare come nel giorno della marmotta nelle acque tossiche del mare del nonesserespeciali, del golfo del nonessereimportanti.

Eppure mi vede e sorride, la mia analista, mentre a testa bassa prova a sfuggire al mio sguardo vuoto,  al mio angolo della bocca arricciato, ironico. Si sposta nel vagone più avanti, ma va bene, perché condividiamo un segreto, che finalmente non é più importante. 

 

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