Voltaggio

E nel voltaggio si prende la scossa, canti canti di pioggia e ferro, nel vento e nel freddo si guardano i terrazzi e le chiese con lo sguardo vuoto di cardinali che parlano piano, come politici con lo sguardo ieratico che assecondano le paure delle persone. Invece nella strada la paura è che la realtà sia quella raccontata dai disegni sui muri, dal voltaggio spento del presente, dall’organo vivo del quartiere della bellezza.

Rimane l’umido dei capelli appena lavati e contaminati dalla pioggia di una primavera che non è ancora arrivata, sono troppi per stare davanti un monitor dal lunedì al venerdì. Come nella pancia, dove fa un po’ male uccidere le farfalle con il pentimento di un amplesso elettrico, e c’è vita anche negli occhi di una sconosciuta, con otto piercing in faccia che mi chiede una sigaretta, e mentre mi chiedo come risponderti, ti guardo negli occhi vitrei di piacere, “guarda mi hai salvato la vita”. Anch’io ho paura di non sorridere e calcolare la distanza da qui all’etere come le persone che fanno del pane il potere, a fingere di essere felice a rincorrere l’eternità dietro quello che è giusto per chiudermi in una scatola. Sono anni che sono stanco di essere quella persona, io seguo solo il Voltaggio.

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