Treno
È abbastanza caldo adesso, e a me piacciono i treni. L'altra sera ho fumato troppo, ma son stato bravo con gli alcolici. Se il treno fosse vuoto non avrebbe senso di esistere, se fosse pieno, forse, andrebbe più lentamente, fermandosi più a lungo per far salire e scendere più persone. Ci son quei treni veloci, che fanno poche fermate, quelli locali dove respiri il profumo del posto. E come a bordo di un treno vorremmo tutti stare da soli, un treno tutto per noi, senza vecchi che ti parlano davanti, coi vecchi ci passo gran parte delle mie giornate e mi basta.
C'era un treno che andava oltre le montagne verso Vienna. 2013. Mi ero laureato da poco e tu mi guardavi speranzosa. Ricordo quando ti dissi che avevo trovato quel lavoro lontano da te, il tuo cruccio, non potevi dire niente, eri solo triste e ti buttavi nel letto come il più triste dei gattini affamati. Ho un ricordo giallo delle stanze del tuo appartamento, a volte non significa niente, mentre giri per le stanze, nervosa con le gambe lunghe e i capelli all'indietro, un laccio della maglietta calato a metá sulla spalla. Non parliamo di quello che dovremmo parlare per essete felici.
Sul treno ti addormenti e ci sono anche le montagne, ho 27 anni e non me ne frega niente, ho solo i miei stupidi obiettivi. Da Venezia a Vienna i laghi e le montagne sono belli e ingenui e il sole é quello di settembre, quando é finita l'estate e si riposa nell'odore del primo fresco, con le nuvole candide che non sanno di brezza, di canali, di calli, ma di boemia. E il treno culla e ridipinge una salita sul continente, mentre rincorro il tuo sorriso, e il tuo sguardo vuoto nei nostri ultimi giorni, vuoto come questo treno.