Violino
Tanti anni fa, forse troppi. Ero entrato nella tua stanza che suonavi il violino. Un grande sorriso, forse avevi letto quello che avevo scritto allora. Mi é sempre stato facile far credere alle persone che sono facilmente influenzabile. Avevo pochi anni nelle mani, a Roma era la prima volta che andavo e tu suonavi il violino, e quando mi hai visto hai smesso di farlo. Qual é il tuo musicista preferito. Rachmaninov, sicuramente. Che cosa ti porta qui. Sono amico di tua sorella. Odore di dolcetti palestinesi, odore di fiori d'estate. Non mi interessa della scuola, col minimo sforzo vado avanti lo stesso. Non seguo neanche il programma, mentre tutti perdono tempo tra Manzoni e Dante io mi dedico ai russi e ai francesi. Non c'é tempo da buttare quando torno da scuola, a volte buco le interrogazioni per parlare con te, a volte passo il tempo coi miei amici a fumarmi le canne in una cantina, col sapore fresco delle prime birre per marinare. Ma passo tanto tempo davanti a un monitor - e questo non é cambiato - per parlare con te su messanger - e questo é cambiato. Rimanere chiusi da questa parte del mondo, attraverso la parola scritta é più facile, c'é chi va in panico, non capisco perché.
Capelli neri e occhi lucidi da cerbiatto, una panchina, ti aspetto a capodanno e ci provi con me, a questo punto hai giá capito gli ingranaggi dell'etere, il tessuto del vero.
Controllo e potere sulle cose dell'universo, nell'inganno di vino di venezia, nel cuore animale della prima sfiducia, nel senso di colpa nel rialzarsi in piedi, per poi rialzarsi in piedi più forte di prima, come morso da un lupo mannaro. Ma ogni volta che suona un violino penso a te a Roma agli occhi lucidi da cerbiatto e al canto d'oblio del sogno.