Jazz 2
“E’ il pensiero l’origine di ogni vera libertà, non lasciamo che ce lo portino via”
C’era quello che avrei voluto che fosse il mio futuro, seduto, seduto davanti.
Osservi il clarinetto del tuo amico e la jam session, ridi e ti muovi a tempo di musica. Sul tavolo trovo un segnalibro, è del libro che stanno presentando. Mi piacerebbe sentirti cantare.
“Ti piace il fantasy?” - “Abbastanza”, soprattutto se me lo chiedi con la borsa col simbolo di Hogwarts a tracolla.
Ti ascolto mentre parli di Sylvia Plath e di cantare il jazz a New York, mi vengono in mente i primi racconti di Kerouac e l’Ultimo Hotel.
Forse questo è il tuo lavoro, stare con gli altri, e ricordo ancora una volta quando per lavorare passavo le giornate da solo e incontravo solo le persone che volevo. Ora è il contrario, ed è tutto bianco. Nella stanza bianca, coi mobili bianchi. Jack respira nel buio, suono di canti di sirena e assenzio, nell’oblio, prima che io smettessi di bere, dopo che lui smettesse di bere. Prima che la luce riempisse il cielo d’un pallido ritratto astratto di quello che sarebbe stato il nostro futuro.
“E il sipario non mi è mai piaciuto”.
Jack spegne la sigaretta sulla East Coast, ricordo rumori dei Sotterranei e di Sulla Strada, Kerouac nel buio e nell’Orfeo Emerso, profumo di musica jazz e di prime strade inquinate, pioggia e vagoni treno dove attraversare il continente. Corone di fiori nei tuoi capelli, mentre oscilli nel buio. Lo sguardo perso, ti ho reso una persona introversa. Seduta, mi fissi ancora una volta e anche io aspetto te al confine del cielo, quando non c’è che la speranza di maniera, per riprovare lo stesso.